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Luglio 2001

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Il gratuito sta finendo, la stampa ne parla
Internet 2 - La riscossa
Il Mondo, autorevole settimanale economico, ci parla della nuova linea di tendenza.
Da parecchio tempo stiamo dicendo che i servizi vanno pagati. Non si tratta solo di una regola commerciale ma anche di un problema morale, chi da un servizio riceve un vantaggio è bene che questo servizio lo paghi.
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L'analisi de Il Mondo riguarda i maxi siti o i grandi provider  ma la situazione è identica per le piccole aziende che hanno hanno a che fare con internet e con il settore immobiliare. Ecco come inizia l'articolo di Matteo Tagliaferri: "Internet è morto? No, sta cambiando pelle. Per sopravvivere. Se finora la Rete è stata sinonimo di servizi gratuiti, il futuro sarà di chi offere servizi a pagamento: le Internet Company di tutto il mondo si stanno preparando..".
E' bene che anche gli utilizzatori di servizi si preparino, soprattutto quelli che sul gratuito hanno costruito le loro strategie. Farlo ora, anticipando i tempi, permetterebbe loro di ottenere vantaggiose condizioni contrattuali, capire di più quello che avviene e soprattutto imparare a scegliere quando siinora non ce ne è stato bisogno. "Gli utenti di Internet, - continua l'articolo - oltre 10 milioni in Italia, dovranno dunque abituarsi a pagare per servizi finora gratuiti?". Risponde Andreina  Mandelli, docente di marketing online e commercio elettronico presso la Sda Bocconi, dicendo che in primo luogo è necessario distinguere le categorie di servizi: " I contenuti, con pochissime eccezioni legate ad ambiti ristretti e specializzati, fino ad oggi sono stati gratuiti e chi li produceva ha tentato di mutuare, senza successo, il modello di business della tv commerciale, sostenendosi con la sola pubblicità. Oggi è evidente che è necessario sviluppare nuove proposte, anche a pagamento, purchè non costringano l'utente a sostenere costi non coerenti con il valore del contenuto offerto"

 
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Cosa dunque dobbiamo aspettarci da Internet? E cosa dobbiamo pagare? In queste pagine abbiamo parlato di PiùCase che è sbarcato anche a Genova. Gli agenti di PiùCase hanno visitato le agenzie immobiliari, hanno proposto il loro servizio, hanno proposto un listino prezzi ed è uscito il primo numero. Le agenzie hanno pagato gli annunci, hanno ricevuto le richieste che questi annunci hanno prodotto, molto probabilmente ne è scaturita, come di solito avviene quando ci sono delle richieste, qualche vendita.
Che differenza c'è tra PiùCase e un database immobiliare?
Nella sostanza nessuna, sono entrambe iniziative editoriali, anche se il mezzo utilizzato è diverso. Tutti noi sappiamo che un giornale si fa pagare. Se lo utilizziamo paghiamo. Molti sono convinti che tutto Internet sia gratuito, quindi non pagano. Dove sta la debolezza di un mezzo che fornisce un servizio e non si fa pagare?
Nella convinzione che se il numero di immobili presenti è limitato manca la possibilità di chiedere il pagamento con la conseguenza che il gatto inizia a mordersi la coda. Questa convinzione è avvalorata dal fatto che parecchie decine di database concorrenti si trovano nella stessa situazione e nessuno ha il coraggio di invertire rotta.
Cosa succederebbe se tutti fossero a pagamento?
Facile previsione: quelli inutili, quelli che non producessero richieste sarebbero destinati ad una fine rapida. E così le agenzie si troverebbero in una nuova situazione, in un mercato caratterizzato dalla presenza di soli siti utili. Ma chi comincia con una prova di coraggio?

 

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