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.Introduzione alla fotografia digitale Claudio Melissari
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Nota per le agenzie
L'utilit di un'immagine, sia su internet che nella vostra agenzia, indiscussa. Presentare l'immobile nei suoi dettagli fondamentale. Non dovere attendere di avere finito il rullino, di portarlo a stampare, di dovere poi provvedere con lo scanner ad inserire le immagini sul vostro computer... anche se questi fossero i soli vantaggi di una macchina digitale, ebbene, ne varrebbe ugualmente la pena! Se per a tutto questo aggiungiamo il congruo risparmio ottenibile, allora non ci sono pi dubbi!

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Premessa
Quando ci si mette alla ricerca della propria macchina fotografica digitale, si comincia ad avere a che fare con una serie di numeri e nuove unita' di misura. Nella maggior parte dei casi, queste cifre esprimono la risoluzione della fotocamera, ovvero l'accuratezza con cui l'apparecchio e' in grado di delineare i dettagli. Ci sono pero' anche altre note sulle caratteristiche dell'apparecchio che possono essere complicate da interpretare a meno che non si abbia una certa conoscenza tecnica del
mondo dei computer. Proviamo allora a capire cosa bisogna sapere per una consapevole valutazione di questi dati.


Risoluzione
Il dispositivo di ripresa di una fotocamera digitale e' composto da un incolonnamento di sensori che catturano il colore e le informazioni sulla luce, convertendoli poi elettricamente nel dato numerico che caratterizza ogni singolo pixel (dall'inglese "picture elements"). Se una fotocamera e' in grado di fotografare un immagine composta da 640 pixel orizontali e 480 pixel verticali, si dice che ha una   risoluzione di 640 per 480, quindi 307200 pixels. Potendo raggruppare  piu' pixel nella medesima area, si producono immagini con una risoluzione piu' elevata, ovvero con una maggiore qualita' nei dettagli.

Oltre alla risoluzione ottica, presa in considerazione fino a questo momento, tra le caratteristiche tecniche descrittive di un particolare  apparecchio, troviamo spesso la cosi' detta risoluzione interpolata. L'interpolazione e' un artificio matematico realizzato dal software della fotocamera, che permette di incrementare la risoluzione andando ad aggiungere pixel di cui si stima il colore e la luminosita'. Questo procedimento compromette comunque in qualche' misura la resa qualitativa. L'interpolazione e' anche realizzabile attraverso l'uso dei piu' comuni programmi di fotoritocco, per cui nella maggior parte dei casi non e' consigliabile ricorrervi in fase di ripresa.

Risoluzione di stampa e risoluzione video Addentriamoci a questo punto un po' piu' approfonditamente nella definizione del concetto di risoluzione e delle unita' di misura in cui la risoluzione e' espressa.
Questo argomento deve essere chiarito soprattutto per poter avere una buona consapevolezza dei risultati ottenibili con l'attrezzatura che ci si
appresta ad acquistare.
Abbiamo detto che la risoluzione delle immagini digitali (cosi' come quella dei monitor) e' espressa in pixel per pollice (pixel-per-inch - ppi).
La risoluzione degli apparati di stampa e' invece espressa in punti per pollice (dot-per-pixel - dpi), ovvero in numero di punti di inchiostro che la stampante e' in grado di scrivere per ogni pollice di supporto. Capita spesso che le due unita' di misura siano considerate equivalenti, il che genera indubbi errori di valutazione.
Supponiamo di acquisire un'immagine con un dispositivo avente una risoluzione pari a 640 per 480 pixels. Per capire quale sara' la dimensione di tale immagine nella sua rappresentazione a video,
occorre prendere in considerazione la risoluzione del monitor utilizzato. Un'impostazione classica per i video corrisponde a 72 ppi Consideriamo questo valore il parametro di riferimento e facciamo alcuni  calcoli. Dividendo gli originali 640 punti per i 72 punti per pollice visualizzabili sul monitor, si ricava che l'immagine ha una lunghezza a video di 8,8 pollici (circa 22,4 cm). Applicando la stessa operazione alla misura dell'altezza si ottiene il valore di 6,6 pollici (circa 16,8 cm).
Abbiamo in questo modo dedotto le dimensioni sul video.
Per quanto riguarda invece la stampa dell'immagine, il ragionamento da seguire e' leggermente diverso. In fase di stampa bisogna innanzi tutto decidere quale risultato stiamo cercando di perseguire: possiamo decidere di ottimizzare la resa qualitativa dell'immagine, oppure possiamo imporre che venga rispettata una determinata dimensione e   accettare quella che sara' la qualita' risultante. I due parametri sono inevitabilmente legati tra loro, in quanto maggiore e' il numero di punti di inchiostro che dedichiamo ad ogni pixel (aumentando di conseguenza le  dimensioni), e peggiore e' la qualita' del risultato finale. Procedendo in  questa maniera infatti si rende progressivamente piu' evidente il fatto ch l'immagine e' composta da una serie di quadratini di inchiostro colorato.
La qualita' della stampa puo' essere considerata ottima nel caso in cui ad ogni pixel venga fatto corrispondere un punto di inchiostro.
Supponiamo di avere a disposizione una stampante con una risoluzione di 360 dpi. L'immagine presa in considerazione prima, che sul monitor (essendo espressa su di una matrice di 72 punti per pollice lineare), appariva di dimensioni pari a 8,8 per 6,6 pollici, risulta su carta di 1,7 per 1,3 pollici (4,13 per 3,5 cm), in quanto, stampando 360 punti di inchiostro per pollice, occorrono rispettivamente 1,7 e 1,3 pollici di supporto per stampare i 640 per 480 pixel che la compongono.
Se vogliamo invece mantenere la dimensione dell'immagine tale quale appariva sul monitor, occorre diminuire la risoluzione di stampa:  dedicando 5 punti di inchiostro ad ogni pixel di immagine, si mantiene su carta l'originaria risoluzione video di 72 ppi e si mantengono quindi  anche le dimensioni. In questo caso un buon suggerimento per migliorare la qualita', e' quello di provare ad aumentare la risoluzione a video mediante il procedimento dell'interpolazione.

Messa a fuoco e Zoom
Soltanto le fotocamere digitali di fascia alta sono dotate di obiettivi con messa a fuoco variabile. Tuttavia, essendo la lunghezza focale delle fotocamere compatte molto ridotta, la profondita' di campo e' sempre tale da garantire una messa a fuoco perfetta a partire da una certa distanza minima fino ad arrivare ad infinito.
Nelle fotografie in cui il soggetto e' particolarmente prossimo all'obbiettivo, e' sufficiente assicurarsi delle normali condizioni di illuminazione per ottenere dei buoni risultati. Per quanto riguarda invece lo zoom, e' necessario ancora distinguere tra zoom ottico e zoom digitale. Lo zoom ottico, e' in tutto simile allo zoom delle macchine fotografiche classiche. Lo zoom digitale e' invece ottenuto grazie ad un procedimento matematico attraverso il quale si isola la zona dei sensori fotosensibili coinvolti nella ripresa del particolare dell'immagine di proprio interesse, e si riporta la risoluzione dell'immagine al valore massimo mediante l'interpolazione. Di conseguenza la qualita' finale
dell'immagine ne risente in maniera proporzionale all'ingrandimento eseguito. Lo zoom ottico e' quindi senza dubbio il migliore, mentre lo zoom digitale e' una buona risorsa a cui ricorrere soltanto se si sta fotografando per pubblicare su Web o comunque su monitor. Eseguire uno zoom digitale in fase di ripresa equivale a ritagliare il particolare di
una foto con un programma di fotoritocco e poi ingrandirlo.

La memorizzazione delle immagini

Nella fotografia digitale il rullino non e' piu' utilizzato, ed e' sostituito da supporti in grado di memorizzare i valori numerici che descrivono le immagini riprese e che ne permettono la ricostruzione nel pc. Tali supporti sono in pratica delle carte di memoria simile a quelle presenti nei computer. Esse possono essere integrate nella macchina fotografica, o possono essere removibili. Nel caso in cui siano integrate, il trasferimento dei dati tra la fotocamera e il computer avviene tramite un cavo seriale. In questo caso una buona stima del tempo di attesa necesario per il trasferimento di ogni foto e' di 30 secondi. Se si considera quindi che per trasferire tranta immagini occorrono, secondo queste tempistiche, quindici minuti, si capisce che il procedimento puo' diventare piuttosto tedioso. Le carte removibili hanno il vantaggio di diminuire questi tempi di attesa e di mettere a disposizione una memoria piu' capiente. Due sono i modelli che si  possono annoverare tra gli standard: la Compact Flash e la Smart Media. La SmartMedia in particalare, grazie all'uso di un adattatore, puo' molto comodamente essere inserita in un comune lettore di floppy disk, permettendo cosi' un pregevole portabilita'. Nel caso la propria
fotocamera sia equipaggiata con memorie removibili, nulla vieta in oltre di acquistarne alcune di scorta da portare sempre con se, cosi' come
siamo usi fare con le macchine fotografiche classiche ed i comuni rullini.

Il formato delle immagini
Alcune caratteristiche relative al formato  delle immagini digitali vanno prese in considerazione nel momento in cui  si decide di archiviare le proprie fotografie. Chi ha un po' di pratica con i programmi di fotoritocco, certamente sa che ogni software per l'elaborazione delle immagini e' in grado di salvare i dati in un formato proprietario. Infatti, negli anni in cui la grafica digitale andava affermandosi,  abbiamo assistito ad una corsa, da parte dei produttori di hardware o di software, per l'ideazione della struttura dati piu' adatta alla memorizzazione delle immagini. Con il passare del tempo, e' tuttavia risultato evidente, che il concetto di formato proprietario doveva essere superato, in quanto sempre piu' spesso l'utente si trovava di fronte all'esigenza di portare le proprie immagini da una piattaforma all'altra o da un programma all'altro. Cosi' oggi, ogni software di fotoritocco  supporta, oltre all'eventuale formato proprietario, anche tutti gli altri formati piu' diffusi. I piu' comuni sono: Tiff, Jpeg, Gi f (NdGI: meglio usare i jpg, pi veloci da caricare)

Il formato Tiff (Tag Image File Format) e' stato sviluppato dalla Aldus Corporation nel 1986 ed e' il formato piu' versatile attualmente in utilizzo.
Supporta infatti qualunque tipo di immagine, con qualunque profondita'  cromatica ed e' dotato di alcune specifiche per la compressione dei dati.
L'unico inconveniente e' che, essendo disponibile in diverse versioni, puo' capitare che una particolare applicazione incorra in qualche problema nell'importare un'immagine salvata con un differente programma.

Il Jpeg (Joint Photographics Experts Group) non e' un vero e proprio  formato di memorizzazione delle immagini, ma piuttosto un meccanismo  di codifica dei dati usato per ridurre la dimensione dei file. E' nativamente applicato ad immagini in formato Tiff, e ne permette la compressione fino ad un fattore di circa 15 volte. Non e' da usare durante un procedimento di fotoritocco in quanto ogni qualvolta l'immagine viene salvata si ha una perdita di dettagli non visibili che assume pero' un peso  non indifferente sulle eventuali successive operazioni di correzione  cromatica.

Il Gif (Graphics Interchange Format) e' stato sviluppato dalla CompuServe nel 1987 esplicitamente con l'obbiettivo di realizzare un
formato leggero adatto al trasferimento delle immagini su canali  multimediali. Il limite maggiore nell'implementazione di programmi software che utilizzano questo formato e' costituito dal fatto che utilizza un algoritmo proprietario (LZW) per l'utilizzo del quale e' necessario acquistare lalicenza dall' IBM. Questo e' tuttavia un inconveniente per la
realizzazione dei software che ambiscono a gestire anche questo formato, non certo per l'utente che si avvale di un tale programma.

Naturalmente esistono moltissimi altri formati quali ad esempio l'Eps o il Pict, ma non e' il caso di addentrarsi ulteriormente nella descrizione dei
dettagli. Quello che qui mi premeva era dare una visione su alcune tipologie di formato che sono ben rappresentate negli esempi fin ora presi in considerazione.

Consumo energetico
Uno degli argomenti piu' accativanti in grado di
convincere gli scettici ad acquistare una macchina fotografica digitale, riguarda il fatto, che superato l'investimento iniziale per l'attrezzatura, nonsi dovranno piu' sostenere spese per lo sviluppo e la stampa delle pellicole. Tuttavia, i costi di mantenimento del proprio hobby, vengono
completamente annullati soltanto se si ha  l'accortezza di dotarsi di batterie ricaricabili. Molti modelli di fotocamera digitale ne sono naturalmete dotati, e vengono quindi venduti accessoriati con il relativo carica batterie. Se comunque cosi' non fosse, il consiglio e' quello di sostituire le pile stilo usa e getta di comune utilizzo, con pile ricaricabili.
L'investimento sara' ripagato in un breve periodo in quanto il consumo di energia delle fotocamere digitali non e' indifferente.

Fotografia digitale o fotografia tradizionale?
A questo punto ogni lettore credo abbia maturato una propria idea sull'argomento. Posso immaginare una delle tante reazioni suscitate da questo breve articolo: la romantica emozione nell'osservare la gamma di grigi che sfumano nel contorno della fotografia della nostra vita, violata dall'accostamento ad  una magliatura di pixel che ne descrivono le variazioni tonali. Non necessariamente la fotografia digitale va paragonata alla fotografia tradizionale. Si possono tranquillamente distinguere gli ambiti ed il contesto, aspettando senza ansia ne ostilita', che maturino  nuove idee.

Claudio Melissari

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