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.Lettere alla redazione di Guida Immobiliare
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Domanda:
Vorrei avere alcuni chiarimenti sul franchising immobiliare.
Mi interessa capire perch i franchisor tendono a standardizzare i costi di
accesso al network (fee d'ingresso e royalty) quando ogni agenzia in Italia si trova ad operare in un contesto economico completamente differente l'uno dall'altro?
Non potrebbero utilizzare tecniche di geomarketing al fine di personalizzare i costi
in funzione della realt locale? Cosa ne pensate?


Fulvio Novero
29/3/2000
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Risposta di:
Maurizio Frizziero che da circa 30 anni si occupa di marketing del settore immobiliare.

Si tratta di un limite culturale originato da quello che in termini psichiatrici si chiamerebbe identit adesiva.


Pensi per un attimo all’imprenditore che decide di attivare una rete di franchising. Ovviamente costui deve porsi un obiettivo, altrimenti non inizierebbe neppure. Solitamente il suo obiettivo il denaro.
Ed proprio questo il limite culturale a cui ho accennato sopra.  Gi in questa fase si individua l’errore di gran parte di coloro che si occupano di vendere affiliazioni: pensare al denaro in termini di obiettivo appartiene alla sfera tattica mentre pensare al modo corretto con cui produrre denaro appartiene alla sfera strategica (dove servono grandi capacit di astrazione, dote non comune nel settore di cui sto parlando).
Il denaro non pu essere un obiettivo, deve essere una conseguenza di un corretto percorso imprenditoriale. L’obiettivo primario sempre di natura economica, ma il profitto va conseguito attraverso l’azione intrapresa, non perseguito come fine.

Ma non tutto. Questa incapacit di individuare percorsi pensati genera l’adesione ad un modello preesistente, se ne adottano le regole e tra le regole ci sono i costi iniziali, i costi annuali e, in alcuni casi, le royalties (l'hanno sempre fatto tutti quindi funziona, apparente logica cartesiana). La quantificazione di questi costi apparterrebbe al regno della fantasia se non ci fossero delle aziende che gi operano e gi si stanno facendo pagare; il fee d’entrata e la quota mensile diventano cos, come ordine di grandezza, facilmente identificate e utilizzate come parametro. Tutti i costi diventano cos uguali, indipendentemente dal fatto che una azienda fornisca dei servizi utili e che un’altra non sappia neppure che sia possibile fornirli. E questa una parte della risposta che si adatta anche ad altri settori merceologici, tutti quelli dove al singolo operatore mancano un know-how sufficiente per affrontare un mercato mutevole, un’identit professionale per essere credibile, le competenze specifiche per gestire la propria struttura alla quale dare una corretta immagine. Ed ecco l’altra parte della risposta. Tutti costoro sperano che il franchising sia la soluzione dei loro problemi, che le aziende che lo promuovono diano in uso anche una bacchetta magica. E cos tutti costoro, esattamente come quando vanno a vedere un film, pagano il biglietto d’ingresso, sempre uguale indipendentemente dal livello qualitativo della pellicola. Oppure non vedono il film. Oppure se ne vanno, insoddisfatti, a met proiezione

Quale la soluzione? C’ una storiella, utilizzabile per la trasparente metafora che contiene. Un vescovo, alla fine della guerra, visita un convento di suore, chiede come se la sono cavata ma le notizie fornite dalla madre superiora sono drammatiche. Le suore sono state tutte violentate dalla prima ondata di soldati. Tutte? Tutte tranne suor Maria, risponde la superiora. Poi un’altra ondata di soldati e... Tutte? Tutte tranne suor Maria. La storia si ripete e ogni volta suor Maria si salva. La curiosit affiora. "Ma perch suor Maria no?" chiede il vescovo. E la superiora: "Perch suor Maria ha detto di no".

Lascio a Lei dedurre il da farsi.

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